venerdì 21 novembre 2014

FRENCH TOAST ALLA CANNELLA CON MELE STUFATE PER IL TEMA DEL MESE

Ogni mese c'è la sfida del MTC e parallelamente viene presentata una carrellata di ricette e approfondimenti a proposito del tema del mese. La sfida del mese è sui muffin, dolci e salati, quindi gli approfondimenti parlano del brunch e di tantissimi piatti golosi che nel corso degli anni sono diventati parte di questo "pasto".


Il mio contributo per il blog del mtchallenge è con questi strepitosi french toast di Gordon Ramsay, ma prima di leccarci i baffi, un po' di storia.

Non fatevi ingannare dal nome, di francese in questa ricetta c’è solo il nome. Il primo french toast della storia risale infatti nientemeno che al tempo dei romani: una ricetta tanto antica da essere addirittura codificata in uno dei più importanti ricettari del tempo, Apicius, meglio conosciuto come De re coquinaria un manoscritto contemporaneo all'Imperatore Tito ad opera di Marco Gavio, detto Apicio - da cui il nome - dove il “nonno” del french toast compariva con il nome di aliter dulcia - un altro piatto dolce; la ricetta originale prescriveva di affettare il pane a pezzi grossi, rimuovendo la crosta e intingerlo in una mistura di latte e uova sbattute. Friggere in olio bollente, ricoprire con miele e servire.
 
In Francia, l’aliter dulcia iniziò a diffondersi sotto il nome di pain à la romaine pane alla romana.
E' tra il XIV e il XV secolo che per il french toast arriva il momento del salto di qualità: in Francia diventa talmente famoso da finire nel ricettario di Taillevent, il famoso cuoco di corte della famiglia reale francese dei Valois, al potere durante la Guerra dei Cent’Anni. Grazie a questo celebre cuoco queste fette di pane arricchite con latte e uova diventano ancora più famose sotto un nuovo nome: tostées dorées prima e pain perdu poi, per ricordare l’ingrediente principale della ricetta, ovvero il pane raffermo che altrimenti sarebbe andato “perduto”.
Passano i secoli, e dall’Europa intere popolazioni attraversano l’oceano per stabilirsi nel Nuovo Mondo, portando con loro, tra le altre cose il french toast. Proprio negli Stati Uniti questo piatto comincerà a conquistarsi un posto tra le schiere dei piatti tipici della prima colazione.

A questo punto avviene una specie di scissione: da una parte c'è il pain perdu, dessert francese dalla preparazione tradizionale tipica, dall'altra la ricetta che prende piede negli Stati Uniti e che si evolve, arricchendosi di nuovi ingredienti come la marmellata tra le fette di pane sulle quali viene adagiato un ricciolo di burro, irrorato da una generosa cascata di sciroppo d’acero, miele o melassa. Nella versione americana cambia anche il tipo di pane utilizzato: il pane raffermo viene sostituito dal pane in cassetta che, oltre a dare una consistenza diversa al piatto finale, crea anche la caratteristica forma quadrata, da toast.
La ricetta di base, comunque, è rimasta inalterata nel corso dei secoli: pane intinto in un mix di uova sbattute e latte e poi fritto nell’olio. Il french toast si arricchisce anche di condimenti salati: il pain perdu nella sua accezione salata, viene servito con prosciutto e formaggio.
Negli anni è diventata una delle preparazioni principe delle colazioni americane e dei brunch(breakfast+lunch) in cui si può gustare con tutta calma una colazione completa, ricca e gustosa.

Un'ultima curiosità. Come per altri piatti tipici - vedi i pancakes - anche per i french toast c'è un giorno dedicato interamente a loro negli Stati Uniti: il 28 novembre è infatti il French Toast Day!
 
French toast alla cannella con mele stufate
di Gordon Ramsay
 

4 fette di pane bianco
1 uovo
4 cucchiai di latte
1 cucchiaino di cannella
1 cucchiaio di zucchero

per le mele stufate

1 mela
2 cucchiai di zucchero
3 cucchiai d'acqua
1 noce di burro

per cuocere

una padella antiaderente
1 cucchiaio di olio di semi
20g di burro
Per prima cosa preparate le mele stufate. In una padella mettete lo zucchero e fatelo caramellare. Lavate una mela e, privandola del torsolo, tagliatela a cubetti lasciando la buccia - in questo modo non si disferanno in cottura. Mettetela insieme allo zucchero appena questo sarà leggermente dorato. Quindi aggiungete il burro e quando si sarà sciolto l'acqua. Lasciate cuocere per una ventina di minuti, finché si sarà formata una salsa dorata e le mele saranno morbide.
In una terrina sbattete l'uovo, aggiungete il latte, lo zucchero e infine la cannella. Quando le mele sono pronte, intingete per bene nel composto di uovo le fette di pane da entrambi i lati.
Mettete in una padella antiaderente l'olio e il burro e quando quest'ultimo sarà sciolto adagiatevi le fette di pane e fatele dorare 90 secondi per lato.
Impiattate accompagnando i french toast con le mele stufate e irrorate con la loro salsina.  

fonti: breakfast-reviews.net

venerdì 14 novembre 2014

LA VIE EN ROSE, L'AMOUR E I MUFFIN PER L'MTC

Il mese scorso a causa di casini impegni contingenti non sono riuscita a partecipare alla sfida n°42 sulle lasagne del MTC, e mi sono mangiata le mani! Ho seguito a stracci e bocconi la gara e mi sono ritrovata catapultata in quella nuova in men che non si dica: ci vorrebbero le giornate di 30 ore almeno.
 
Questo mese la sfida è stupenda e non potevamo aspettarci di meno dalla mente creativa della Franci che ogni mese ci delizia con i suoi disegni: ci aspettavamo qualcosa di superlativo, et voilà, eccoci accontentati! Stavolta la sfida si combatte a colpi di muffin, salati o dolci, ma mica muffin normali: qui siamo all'emmetici e di normale abbiamo poco!! :D
I muffin in questione devono essere, cito testualmente, "obbligatoriamente ispirati ad un testo letterario: che sia un romanzo, un testo teatrale, una poesia, una preghiera, una favola, una canzone, un libretto d'opera e via dicendo. Sceglietelo voi, spiegateci il perché, raccontatecelo, se vi fa piacere- e inventate il vostro muffin sulla base delle suggestioni che questa fonte di ispirazione vi detta".
 
Mentre leggevo il regolamento una dolce melodia già suonava nella mia testa, quella stessa melodia che da bambina mi faceva addormentare nella culla: il mio carillon suonava "La vie en rose", ma io non potevo certo saperlo... A distanza di tanti anni ho ritrovato quell'oggetto depositario di tenerissimi ricordi d'infanzia e, automaticamente, l'ho caricato. La sorpresa nel sentire quelle note, che adesso associavo alla canzone di Edith Piaf - che adoro - e ricollegare il tutto a un oggetto così caro, del quale avevo ascoltato incantata la melodia chissà quante volte: ebbene, mi sono sciolta come neve al sole.
I miei muffin non potevano essere ispirati che a questa canzone d'amore. Ogni volta che la sento rivedo Parigi, le sue strade, il suo cielo: è come se l'anima di Parigi si animasse davanti ai miei occhi attraverso quelle parole che raccontano la vita di due amanti devoti, che si donano l'uno all'altra per la vita, che sono fonte reciproca di gioia. Due persone che vestono le "parole di tutti i giorni" di nuovi significati, pieni d'amore.

 
Questa canzone, inoltre, fa parte della colonna sonora di uno dei miei film preferiti, "Sabrina", del 1954, interpretato da una meravigliosa Audrey Hepburn, appena venticinquenne, insieme a Humphrey Bogart e William Holden. Nel film la protagonista, Sabrina, è la figlia di un autista al servizio di una famiglia molto benestante, ed è innamorata da sempre del più giovane dei due rampolli Larrabee. Per due anni frequenta i corsi di una prestigiosissima scuola di cucina a Parigi dove ritrova la gioia di vivere dopo che, a causa della consapevolezza di non essere nemmeno notata dal suo amato, tenta di togliersi la vita la sera prima della partenza. Una volta tornata a casa, più matura, più determinata e, decisamente "très chic"  non solo il suo amato si accorge di lei e la corteggia, anche il fratello di questo, più grande, sempre impeccabile e dedito al lavoro, inizia a provare qualcosa per questa dolce fanciulla. E poi.. beh, se non avete visto il film e siete dei romanticoni, come me, ve lo consiglio caldamente.. lo adorerete.

E poi è una canzone che parla anche un po' di noi, amore mio... e quale modo migliore di intrecciare queste meravigliose parole con noi due, che oggi festeggiamo il nostro settimo anniversario insieme? Questa canzone, questo post e questi muffin sono dedicati a te, e spero non me ne vogliano le amiche del MTC.

Insomma non poteva che essere questa la mia scelta come prima proposta per l'MTC di questo mese.

 
La vie en rose - Edith Piaf
 
 
Des yeux qui font baiser les miens,
Un rire qui se perd sur sa bouche,
Voila le portrait sans retouche
De l'homme auquel j'appartiens

Quand il me prend dans ses bras
Il me parle tout bas,
Je vois la vie en rose.

Il me dit des mots d'amour,
Des mots de tous les jours,
Et ca me fait quelque chose.

Il est entre dans mon coeur
Une part de bonheur
Dont je connais la cause.

C'est lui pour moi. Moi pour lui
Dans la vie,
Il me l'a dit, l'a jure pour la vie.

Et des que je l'apercois
Alors je sens en moi
Mon coeur qui bat

Des nuits d'amour a ne plus en finir
Un grand bonheur qui prend sa place
Des enuis des chagrins, des phases
Heureux, heureux a en mourir.

Quand il me prend dans ses bras
Il me parle tout bas,
Je vois la vie en rose.

Il me dit des mots d'amour,
Des mots de tous les jours,
Et ca me fait quelque chose.

Il est entre dans mon coeur
Une part de bonheur
Dont je connais la cause.

C'est toi pour moi. Moi pour toi
Dans la vie,
Il me l'a dit, l'a jure pour la vie.

Et des que je l'apercois
Alors je sens en moi
Mon coeur qui bat
 
I muffin ispirati all'amore decantato ne "La vie en rose" sono dei muffin ispirati anche a Parigi, alla Francia, e ai sapori che innegabilmente mi ricordano quei luoghi incantati: la ricetta per la base è quella di Francesca (lievemente modificata per rispettare la proporzione tra solidi e liquidi) alla quale ho aggiunto delle albicocche disidratate, delicate e profumate, che ricordano il tepore di una giornata trascorsa a passeggiare sugli Champs-Elysées, la vaniglia naturale e il burro, che insieme danno quel profumo inconfondibile di brioche appena sfornate nelle boulangeries, le mandorle, raffinate, che richiamano la delicatezza e l'eleganza del savoir-faire francese.

 
Muffin alle albicocche e mandorle

 
per 12 muffin
 
200g di farina 00
30g di mandorle tritate
90g di albicocche secche
100g di burro a temperatura ambiente
120g di zucchero
2 uova medie intere
125 ml di latte
1 cucchiaino di lievito in polvere per dolci
1/2 cucchiaino di estratto di vaniglia
1 pizzico di sale
 
per la decorazione

mandorle a lamelle q.b.
petali in pasta di zucchero (o petali di rosa edibili)
 
Per prima preriscaldate il forno a 180°.
 
Preparate gli ingredienti secchi, setacciando insieme farina 00, lievito in polvere, sale. Da parte sbattete leggermente le uova con il latte e l'estratto di vaniglia.


In una ciotola capiente, con un cucchiaio di legno, lavorate il burro e lo zucchero fino a incorporarli bene, quindi unitevi le uova sbattute con il latte amalgamando il composto. Aggiungete gli ingredienti secchi e con il cucchiaio di legno date una mescolata veloce, come dice la Franci "dieci giri di cucchiaio, e non di più". Quindi aggiungete all'impasto le mandorle tritate e le albicocche denocciolate tagliate a pezzetti, dando un altro paio di giri.

 
Predisponete nella teglia da muffin un pirottino per ciascuna cavità, quindi riempite ognuno fino ai 3/4 della sua altezza e su ognuno depositate una manciata di lamelle di mandorle. Infornate per 20-25 minuti. Prima di sfornare verificate che i muffin siano dorati sulla superficie e che infilando uno stecchino al centro questo esca pulito.
 
 
Sfornate e lasciate raffreddare su una gratella.
 
 
Servite decorando i muffin appoggiando sopra dei petali in pasta di zucchero oppure dei petali di rosa edibili.


 

martedì 11 novembre 2014

UN ALBERO GENEALOGICO PER PIANTARE LE RADICI E LA PASTA ALLA NORMA

Chi di voi che sta leggendo questo post frequenta il mio blog da un po' sa che non ho avuto la fortuna di vivere i miei nonni, due dei quali se ne sono andati prima che nascessi e due quando avevo 4 e 7 anni.
Ho sempre vissuto questa cosa abbastanza bene, come credo qualsiasi bambino che non conoscendo una persona non ne sente la mancanza. Crescendo però, soprattutto nel confronto con gli altri bambini, compagni di scuola ecc, ho iniziato a sentire come se mi mancasse qualcosa, e provavo un tuffo al cuore ogni volta che vedevo un nonno o una nonna e un bimbo tenersi per mano.
Andando avanti con gli anni questa sensazione da una parte si è attenuata, ma dall'altra cresceva sempre di più la voglia il bisogno di conoscere qualcosa in più su di loro, per sentirli vicini.

Per nonna Adalgisa, la madre di mio padre, quella che preparava le pizze fritte dolci per merenda a lui e ai suoi due fratelli, io ero "la sua ninnì bella" e per quel poco che ricordo di lei, posso dire senza ombra di dubbio che ci adoravamo a vicenda.
Me la ricordo sempre linda e pinta, con i suoi occhiali beige dalla montatura antidiluviana, la gonna di un tessuto a spina di pesce, un cardigan nero e lo scialle fatto a uncinetto viola sulle spalle. Non ricordo la sua voce, ma i sorrisi, immortalati in tante foto che ci ritraggono insieme, sulla poltrona di casa sua o davanti la lunga credenza di legno scuro sempre perfettamente lucida e pulita, sormontata da un lungo specchio, quelli li ricordo come se ci stessimo guardando ancora negli occhi.

Motivata dalla voglia di ricordare qualcosa in più e di conoscere la sua storia e quella degli altri miei nonni mi sono attaccata al telefono e ho interrogato mio padre e mia padre per costruire, tassello dopo tassello, ramo dopo ramo, l'albero genealogico della mia famiglia.
La ricerca non è ancora terminata e spero mi porterà il più lontano possibile per conoscere i nomi e le storie di chi c'è stato prima di me, così che, un giorno, io stessa potrò raccontare questo grande albero ai miei figli.

Intanto posso raccontare a voi questo piatto, la pasta alla Norma, delle sue origini catanesi, di come si racconta che commediografo catanese Nino Martoglio abbia esclamato davanti ad un piatto di pasta così condito "È una Norma!", ad indicarne la suprema bontà e paragonandola alla celebre opera di Vincenzo Bellini.
 
Pasta alla Norma
 

400g di spaghetti (io integrali)
500g di pomodori pelati
2 melanzane medie
basilico fresco
2 spicchi d'aglio
4 cucchiai d'olio d'oliva + altro olio d'oliva per friggere
sale
pepe
200g di ricotta salata (io pecorino grattugiato)
 
Lavate e spuntate le melanzane, quindi tagliatele a fette di 4 mm di spessore in senso verticale. Ponetele in un colapasta  a strati, cospargendole a mano a mano di sale grosso ad ogni strato, poi copritele con un piatto e sistemate al di sopra di esse un peso: lasciatele  spurgare così per almeno un’ora, così facendo le melanzane perderanno un liquido scuro che è la causa principale del loro gusto amarognolo.
 
Nel frattempo preparate il sugo facendo soffriggere leggermente l'aglio in circa 4 cucchiai d'olio d'oliva, quindi versatevi i pomodori pelati, schiacciandoli leggermente con la forchetta, aggiungete il basilico fresco lavato ed asciugato. Aggiustate di sale. Se volete un sugo liscio potete passare i pelati al passaverdure prima di aggiungerli nella pentola; a me piacciono i pezzetti quindi li ho lasciati a pezzettoni.
 
Sciacquate le melanzane sotto l'acqua fredda corrente, quindi asciugatele per bene con della carta assorbente da cucina. Tagliate quindi le melanzane a dadini e poi friggetele in olio di oliva ben caldo, ma non bollente, fino a dorarle. Quindi scolatele adagiandole su della carta da cucina.
 
Mettete a cuocere la pasta in acqua bollente salata. Nel frattempo grattugiate la ricotta salata - io ho utilizzato del pecorino grattugiato.
 
Quando la pasta sarà al dente, scolatela e trasferitela in una padella in cui avrete messo qualche cucchiaio di sugo e un terzo delle melanzane. Saltate la pasta, quindi impiattate e aggiungete per ogni piatto dell'altro sugo, altri dadini di melanzane, una spolverata di ricotta salata e servite.
 

venerdì 7 novembre 2014

MANI IN PASTA! CHIOCCIOLE AL LIEVITO MADRE CON CONFETTURA DI FICHI E UVETTA

Ricordate quando vi ho raccontato la nascita del mio lievito madre? Non aveva che un mese e dieci giorni. E' nato il 10 gennaio 2014, e sta per compiere un anno!

Sono davvero fiera di lui perché in un anno, nonostante a volte lo abbia rinfrescato ogni 15 giorni, invece che ogni settimana - ma del resto devo anche stare un attimino calma, altrimenti dovremmo allargare le porte di casa - lui è sempre stato bello pimpante e dopo solo un paio d'ore tornava a riempire il suo contenitore di vetro con dei bei buconi.
 
Quest'anno la prova del nove sarà utilizzarlo per la realizzazione del panettone. Ancora non ho scelto una ricetta che seguirò, anche se un paio di idee mi frullano per la testa. Vi terrò aggiornati!
Ma passiamo alla ricetta di oggi. Essendo il primo venerdì del mese oggi si mettono le "Mani in pasta".
 
 
Queste chiocciole, fatte con il lievito madre, sono realizzate con un impasto per brioche un po' meno ricco di burro, ma comunque molto morbido e fragrante. Al loro interno una buonissima confettura di Fichi Rigoni di Asiago e dell'uvetta. Rimangono come appena fatte fino a cinque giorni dopo: anch'io stentavo a crederci, ma quest'impasto mi ha davvero stupito positivamente, a differenza di molti altri che ho provato che già dopo due giorni risultavano asciutte e un po' dure.
 
Chiocciole al lievito madre con confettura di fichi e uvetta

 
per 12 girelle
 
130g di lievito madre rinfrescato il giorno prima
50g di latte
250g di farina 
95g di zucchero
1/2 cucchiaino di estratto di vaniglia
1/2 cucchiaino di miele
1 uovo
65g di burro
un pizzico di sale
 
per la farcitura
 
confettura di fichi - io Fiordifrutta RdA
80g di uvetta
 
Fate intiepidire il latte, quindi scioglietevi dentro il lievito madre finchè si sarà formata una leggera schiumetta.

Nella ciotola della planetaria versate la farina setacciata, il lievito madre sciolto nel latte, l'uovo leggermente sbattuto, il miele e l'estratto di vaniglia. Iniziate ad impastare a velocità minima con il gancio. Aggiungete quindi lo zucchero e quando sarà incorporato passate ad aggiungere il burro morbido in tre volte, facendo assorbire bene quello che avete inserito prima di metterne ancora. Infine aggiungete il sale e lasciate che l'impasto incordi - ci vorranno circa 10 minuti.
 
Lasciate l'impasto riposare per quattro ore ben coperto.
 
Trascorso il tempo del riposo, infarinate il piano di lavoro e rovesciatevi l'impasto. Quindi stendetelo con il matterello ricavando un rettangolo spesso 3-4 mm. Spalmate la confettura di fichi lasciando libero circa 1,5 cm ai bordi, quindi cospargete di uvetta (che avrete precedentemente ammollato e strizzato).
 
 
Arrotolate per il lungo il rettangolo, avendo cura di lasciare la chiusura nella parte inferiore. Chiudetelo ben stretto nella pellicola e lasciatelo in frigo per un ora, in questo modo, quando lo andrete a tagliare sarà più compatto.
 
Con un filo da cucito, ricavate fette spesse circa 3 o 4 cm e adagiatele bene distanziate su una teglia ricoperta di carta forno. La tecnica del filo è la stessa che avevo utilizzato per fare i cinnamon rolls.
 

chiedo venia per la foto sfocata che ha scattato la mia dolce metà :P

Le girelle devono lievitare per 8-10 ore a temperatura ambiente.

Trascorso il tempo di lievitazione, in cui le vostre girelle saranno raddoppiate di volume, preriscaldate il forno a 180°. Infornate, una teglia alla volta - se ne avete fatte due - a forno ben caldo, per 20 minuti.
Sfornate e passate sopra ogni brioche un velo di gelatina di albicocche oppure, in alternativa, della gelatina neutra. Se invece non volete un effetto lucido, lasciatele intiepidire e poi spolveratele con dello zucchero a velo.

mercoledì 29 ottobre 2014

DA MONTERSINO, PASSANDO PER LO ZIO PIERO: TORTA OPERA'

Come vi raccontavo qui, il 19 Ottobre mio padre ha compiuto 70 anni e per festeggiare in allegria questo traguardo importante ho organizzato per lui un pranzo in famiglia.
 
Il menù era ricco, e prevedeva:
 
Antipasto di salumi e formaggi - rigorosamente nostrani
Crostino di pane casereccio e paté di maiale
 
*
 
Lasagna alla bolognese
Parmigiana di melanzane
 
*
 
Coniglio - nostrano - in bianco, alla cacciatora
 
*
 
Insalata verde
Piselli
 
*
 
Torta di compleanno
 
*

Caffè
 
Come vi ho anticipato nel post della lonza di maiale, il dolce parlava francese, e proprio in Francia, un anno fa, l'ho assaggiato per la prima volta: una vera festa per le papille gustative. La torta che secondo me si sposava meglio con i gusti di mio padre doveva essere un dolce complesso, strutturato, ricco, e con un gusto deciso: la torta Operà rispondeva a tutte queste caratteristiche.
 
Quando ci si confronta con una torta con preparazioni diverse e tempi di preparazione lunghi bisogna fare molta attenzione ai tempi di riposo delle varie componenti e alle dosi di questi. Se siete organizzati riuscirete senza dubbio a fare questa torta apparentemente molto difficile, che è così strutturata: partendo dal basso,

1- Biscuit al caffè
2- Cremoso al caffè
3- Biscuit al Caffè
4- Ganache cioccolato e caffè, profumata al rhum
5- Cremoso al caffè
6- Glassa al cioccolato 
 
Le preparazioni fondamentali per la realizzazione della torta (che possono essere fatte in anticipo e congelate) sono:
 
- base di tuorli pastorizzati*
- meringa italiana*
- biscuit al caffè
 
Torta Operà
ricetta di ipasticcidelloziopiero.blogspot.it
 
 
per il biscuit al caffè
 
210 TPT alle mandorle (TPT sta per "tant pour tant" - 105g di mandorle tritate finemente con 105g di zucchero semolato)
60g tuorli
90g di uova intere
190g albumi
70g zucchero
85g farina
10g di caffè solubile
 
per il cremoso al caffè
 
200g di base di tuorli pastorizzata*
200g di mascarpone
250g di panna montata
150g meringa italiana *2
60g di caffè espresso
20g di caffè solubile
8g di colla di pesce
 
per la ganache al cioccolato profumata al rhum

 200g cioccolato al 70%
150g di panna
50g di glucosio
20g di burro
2g di caffè solubile
50g di latte
18g di rhum
 
per la glassa a specchio al cioccolato

90 gr acqua
115 gr zucchero
75 gr panna
40 gr cacao
4 gr colla di pesce
 
* per la base di tuorli pastorizzata
 
100g di tuorli
195g di zucchero
60g di acqua
 
Portate a bollore lo zucchero e l'acqua fino ai 121° - vi servirà un termometro da zucchero. Versate lo sciroppo a filo sui tuorli, che avrete messo nella ciotola della planetaria, e montate il tutto con la frusta fino ad ottenere una bella massa spumosa. Se non vi serve subito potete congelarla.
 
 
*2 per la meringa italiana
 
100g di albumi
200g di zucchero
40g di acqua
 
Iniziate a montare gli albumi con 40g - tolti dal totale dello zucchero -. fermatevi quando gli albumi sono montati a neve, ma non troppo. Con il restante zucchero, 160g,  e l'acqua fate uno sciroppo portandolo a bollore fino ai 121°. Riprendete a montare gli albumi sopra i quali verserete lo sciroppo a filo e continuate a montare finché la ciotola della planetaria sarà fredda all'esterno e la meringa formerà picchi ben fermi - ci vorranno circa 10 minuti. La meringa italiana, che è alla base di moltissimi semifreddi, può essere congelata una volta pronta.


Il giorno prima vi consiglio di prepararvi il biscuit al caffè.
Frullate fino a ridurli a una polvere abbastanza sottile le mandorle e lo zucchero, ottenendo così il TPT.
Montate gli albumi con i 70 gr di zucchero, fermandovi prima che la massa diventi troppo fissa, e teneteli da parte. Montate poi tuorli, le uova intere, TPT alle mandorle e caffé solubile.

A questo punto avrete 3 consistenze diverse che dovrete mescolare: polvere (farina), parte fissa (uova+TPT), parte areata (albumi). L'abilità sta nel non far smontare la parte areata, quindi prendetevi il tempo necessario e unite i due composti con la farina con una spatola di silicone, con movimenti dall'alto verso il basso. Mettete parte degli albumi, diciamo 1/4 nel composto di tuorli. Unite poi la farina, un cucchiaio alla volta, fino ad esaurimento. A questo punto potete inserire i restanti albumi montati.

 
Dividete poi il composto in due teglie rettangolari di 24x20 foderate di carta da forno e cuocete a 200° per 6-7 minuti. Il biscotto deve rimanere morbido, umido, quindi non fatelo stracuocere o diventare troppo scuro. Come la base di tuorli pastorizzata e la meringa italiana, anche il biscuit può essere congelato e tirato fuori solo quando volete assemblare la torta, quindi se non procedete alla sua preparazione il giorno prima, potete farlo con largo anticipo e tenerlo sempre pronto.
 
Per il cremoso al caffè, scaldate 80g circa di base di tuorli pastorizzata a bagnomaria e scioglietevi la colla di pesce precedentemente ammollata e strizzata molto bene. Quando la gelatina sarà sciolta, aggiungetela alla parte restante della base di tuorli e montate con il mascarpone; quando il mascarpone sarà ben amalgamato aggiungetevi il caffè espresso, tiepido, all'interno del quale avrete sciolto il caffè solubile.
Unite a questo composto la meringa italiana, un paio di cucchiai alla volta, incorporandola a mano, sempre con l'aiuto della spatola. Quindi montate la panna ben ferma e incorporate anch'essa. Riponete un attimo in frigo.
 
Per la ganache portate quasi a bollore la panna e il latte insieme al caffè solubile e al glucosio, quindi togliete dal fuoco e aggiungetevi il cioccolato spezzettato e il burro. Quando il composto arriverà ai 30° potete aggiungere il rhum - non prima, altrimenti evaporerà.

A questo punto potete iniziare ad assemblare la torta.

Se avete a disposizione uno stampo a cerniera rettangolare, togliete la base inferiore e poggiatelo sul vassoio di portata. Se, come me, non avete quello stampo, potete prendere uno stampo d'alluminio usa e getta da 6 porzioni, tagliate via il fondo con l'ausilio di un taglierino e provate a raddrizzare i bordi, in modo da renderli il più paralleli possibili; poggiate il vostro stampo "home-made" sul vassoio di portata e procedete all'assemblaggio.
 
La ricetta originale dello Zio Piero prevedeva di bagnare il biscuit con una bagna al caffè, ma devo confessarvi che ho saltato questo passaggio perché a mio avviso il biscuit è abbastanza umido e aggiungendovi anche la bagna, nonchè l'umidità data dal cremoso al caffè sarebbe stato eccessivamente bagnato.
 
il biscuit al caffè posizionato sul fondo dello stampo "home-made" e il cremoso al caffè
 Disponete sul fondo dello stampo il primo strato di biscuit al caffè, versatevi sopra metà del cremoso al caffè livellando bene la superficie. Disponete il secondo strato di biscuit e versate su di esso la ganache, che sarà appena tiepida, livellandola. Mettete in frigo per almeno 30 minuti per far addensare la ganache.
 
Trascorso il tempo del riposo riprendete il dolce e versate sulla ganache il restante cremoso al caffè, livellandolo nuovamente molto bene. Quindi riponete in frigo per almeno tre ore.
 
Dopo tre ore potete preparare la glassa di copertura: scaldate i liquidi e mescolateli con le polveri, facendo attenzione a non fare grumi. Poi portate il tutto a ebollizione, mescolando costantemente. Fate freddare il composto.
 
 
Quando arriva intorno ai 50° aggiungetevi la colla di pesce ammollata e strizzata molto bene e mescolate ancora. La glassa andrà versata sulla torta quando avrà raggiunto i 30°, volendo anche meno. Dopo tutto questo lavorone, potete riporre la torta in frigo fino al giorno dopo. Quando avrà trascorso almeno 12 ore in frigo potete togliere lo stampo e rifilare eventualmente i bordi per pareggiarli.
 

La decorazione dovrebbe consistere in una foglia d'oro, quindi se volete metterla aggiungerete un tocco chic e assolutamente glamour alla torta; io dovendo mettere le candeline colorate ho preferito evitare di metterla.

Quindi non vi resta che servirla e guardare le facce dei vostri commensali mentre assaggiano questo dolce paradisiaco.

venerdì 24 ottobre 2014

LONZA DI MAIALE AL CARAMELLO SALATO PROFUMATO ALL'ARANCIA E ZENZERO

Domenica scorsa, il 19, è stato il compleanno di mio padre. Ma mica un compleanno qualunque! E' stato un compleanno da cifra tonda: 70 anni (eh si, ho un papà bello grande!).
L'occasione richiedeva, non solo un pranzo con i fiocchi, ma anche una bella sorpresa, che nel mio caso è stata quella di invitare - a sua insaputa - una ventina di persone a casa, di cui parenti più e meno stretti, tra i quali alcune persone che non vedevamo da qualche anno: due cugini di primo grado di papà, la figlia di uno dei due con marito, figli e fidanzate.
La faccia di papà quando il primo dei due cugini è entrato a casa è stata indescrivibile, aveva la bocca spalancata ed è riuscito a dire solo: "ma ci vedo bene?".
 
Il pranzo è stato un successo, il menù - lasciatemelo dire, alla faccia della modestia - strepitoso e azzeccatissimo. Una delle portate è stata proprio questa lonza di maiale al caramello salato: tenera, succosa, aromatica, avvolgente.... un gusto talmente particolare che non si riesce a descrivere: dovete provarla! Per questa ricetta devo ringraziare Alessandra che me l'ha fatta scoprire: Ale, se non ci fossi, dovrebbero inventarti!

Dulcis in fundo, la conclusione del pranzo è stata una torta dall'accento francese, ma mica posso dirvi tutto oggi: per la ricetta della torta, ci vediamo tra qualche giorno.... e fidatevi che vale tutta l'attesa.

Lonza di maiale al caramello salato al profumo di arancia e zenzero
ricetta dal blog anoldfashionedlady.blogspot.it

 
per 4 persone
 
800g di lonza
1600ml di acqua fredda
3 cucchiai di zucchero di canna
un cucchiaino raso di sale fino
sale grosso
 
per la salsa all'arancia e zenzero
 
versione #1
 
1 arancia non trattata, scorza e succo
una spruzzata di Gran Mariner (io ho usato il Cointreau)
la punta di un cucchiaino da caffè di zenzero
 
versione #2
 
2 cucchiai di fondo di cottura della carne

1 cucchiaino da caffé di zenzero
il succo filtrato di un'arancia
2 cucchiai di Gran Marnier
1 cucchiaio raso di farina di riso
sale
scorza di arancia non trattata
 
Prendete una casseruola piuttosto ampia, che contenga la lonza per intero: versate sul fondo lo zucchero, accendete il fuoco  a fiamma bassa  e fate caramellare: quando lo zucchero ha preso il colore di un caramello biondo, sistemate nella pentola la lonza e copritela con tutta l'acqua, fredda. Aggiungete il sale fino e portate a bollore, a fiamma media. Poi abbassate il fuoco, coprite e proseguite la cottura fino a quando l'acqua si sarà quasi completamente ridotta e la carne sarà avvolta da un velo di caramello. 
 
Se optate per la salsa #1 (quella che ho fatto io) togliete la lonza dalla pentola e tenetela in caldo, meglio se protetta da un foglio di alluminio. Deglassate il fondo di cottura con il succo di arancia, sfumate con il Gran Marnier e aggiungete lo zenzero. Aggiustate di sale. Fate ridurre per un minuto, poi filtrate e servite, cosparso dauna bella grattugiata di scorza d'arancia.
 
Se invece decidete di preparare la salsa all'arancia versione #2, dovete procedere durante la cottura della carne, nelle fasi finali: appena il liquido di cottura inizia ad addensarsi in un caramello vischioso, prelevatene una piccola quantità (all'incirca, due cucchiai): versatelo in una padella, assieme al succo d'arancia e allo zenzero, mescolate e fate cuocere per un minuto. Sfumate con il Grand Marnier e, in ultimo, fate addensare con la frina di riso: in una tazzina da caffè, fate sciogliere la farina di riso in un cucchiaino di salsa (o di succo d'arancia): mescolate bene, aggiungete il composto al resto,abbassate la fiamma e fate addensare. Cospargete il pezzo di carne con un pizzico di sale grosso e accompagnate con la salsa al caramello all'arancia.
 
 
Due consigli: le dosi sono ovviamente variabili, ma la proporzione fra acqua e carne è invariata: l'acqua deve sempre essere il doppio del peso della carne; non toccate niente in cottura: dopo aver preparato il caramello, facendo semplicemente sciogliere lo zucchero sul fuoco a fiamma bassa, mettete nella pentola la carne e l'acqua e il sale, coprite e abbassate la fiamma.
 

 

giovedì 16 ottobre 2014

PUMPKIN MANIA: SFORMATINO DI ZUCCA SU FONDUTA DI PARMIGGIANO E.....

L'autunno piano piano sta arrivando, cadono le foglie, il vento è pungente e arrivano le verdure più buone: tra queste la Zucca!
Dolce o salata, la zucca è ottima per preparare davvero tante ricette sfiziose e buonissime.
Stavolta ne ho fatto un gustosissimo sformato, ideale da servire come antipasto autunnale. E' leggero perché alla fine la parte grassa è data solo dalla fonduta, è adatto ai vegetariani e può diventare l'ouverture perfetta per una cena o un pranzo tutto a base di zucca. 
 
Sformato di zucca su fonduta di parmiggiano
 
per 4 sformatini
400g di polpa di zucca già pulita
2 uova
4 foglie di salvia
10g di burro
sale
pepe
per la fonduta
60g di parmiggiano reggiano grattugiato
100g di panna fresca
50g di latte
noce moscata
Tagliate la zucca a pezzi e cuocetela a vapore per 10 minuti. Quindi frullatela con le uova, un pizzico di sale e di pepe e la salvia. Imburrate 4 stampini di alluminio (della capacità di 1,5 dl ciascuno) e versatevi il composto coprendo poi ogni stampino con un pezzo d'alluminio.
Cuocete il tutto a vapore per 25-30 minuti.
Quando mancheranno meno di 10 minuti alla fine della cottura degli sformati, procedete a preparare la fonduta di parmiggiano. Mettete a scaldare in un pentolino la panna e il latte; quando saranno ben caldi aggiungete il parmiggiano grattugiato e fatelo sciogliere. Amalgamate per un paio di minuti fino che sarà cremoso, quindi aggiungete un pizzico di noce moscata.
Assemblate il piatto sformando il contenuto dello stampino direttamente nel piatto, dove avrete predisposto la fonduta calda a specchio. Decorate con una sfoglia di parmiggiano, un ciuffo di rosmarino e servite.
 
Ma non è finita qui!! Zeta come.. Zenzero e Mielandia sono liete di presentarvi il loro 1° contest insieme: Pumpkin mania!

Il regolamento per partecipare al nostro contest:

- le ricette saranno suddivise in due categorie: DOLCE e SALATO;
- si può partecipare al contest partecipando ad una o ad entrambe le categoria con UNA sola ricetta per ciascuna di esse;
- il contest è aperto a tutti, sia a coloro che hanno un blog sia a coloro che non ne hanno uno (che invieranno le ricette tramite e-mail):
  • PER CHI HA UN BLOG: valgono solo le ricette pubblicate da oggi fino alle 23.59 del 16 Novembre 2014; devono essere ricette pubblicate ex novo, ma valgono anche le ricette già pubblicate, purchè vengano ripubblicate e che il post contenga il BANNER del contest  "PUMPIKIN MANIA" con link a questa pagina; dopo aver postato dovete lasciare il link alvostro post come commento qui sotto oppure nel blog di Selene qui;
- man mano che arriveranno le ricette questo post, e quello sul blog di Selene, verrà aggiornato;
- le ricette in gara verranno esaminate da una giuria composta da 5 persone. Oltre a Selene e alla sottoscritta ci aiuteranno a selezionare i 6 vincitori (3 per ogni categoria):
  • Fedora D'Orazio, alias Cranberry, autrice del blog "Cappuccino e Cornetto";
  • Marisa Malomo, autrice del blog "Il mio saper fare".
  • Amanda Zito, talentuosa fotografa ed artista che ci darà il suo giudizio per quanto riguarda la parte fotografica (qui la sua pagina fb).
E' tutto! Partecipate numerosissimi anche perché ci sono ghiotti premi in serbo per voi!!

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Per la categoria SALATO:
- Panini alla zucca di Eleonora del blog EleideediEle

Per la categoria DOLCE:
- Crostatine d'autunno di Eleonora del blog EleideediEle

giovedì 9 ottobre 2014

SOFFICE COME UNA NUVOLA: TORTA DI PERE E CIOCCOLATO

E' una vita che cucino, parecchi anni che faccio dolci e 5 anni - già, proprio così - che gestisco un blog di cucina, e non avevo mai fatto la torta pere e cioccolato.
E' un classico, esiste in millemila versioni, eppure non era mai entrato nel mio forno!
 
Lo spunto me l'ha dato la settimana scorsa un talent show di pasticceria che stavo guardando più per curiosità che altro.
L'ispirazione vera viene dalle Poires à la Belle-Hélène, ovvero Pere alla Bella Elena, la cui ricetta fu creata a Parigi, il 17 dicembre 1864, per celebrare la prima rappresentazione dell’operetta “La Belle Hélène”, di Jacques Offenbach, che narrava la storia di Elena di Troia e Paride, ironizzando velatamente anche sui costumi dell’epoca.
Protagonisti della ricetta sono le pere e insieme a loro il cioccolato, che si sposano perfettamente nell'abbraccio di un impasto sofficissimo, umido e profumato.
 
Torta soffice di pere e cioccolato
 

per una tortiera di 24 cm di diametro
 
5 uova grandi
300g di farina 00
300g di zucchero
80g di olio evo
60g di cacao amaro in polvere
6g di lievito per dolci
1/2 cucchiaino di estratto di vaniglia naturale
700g di pere
in più ci occorrerà
 
zucchero a velo q.b.

Preriscaldate il forno a 180°. Foderate con della carta forno una teglia da 24 cm di diametro con cerniera.
Lavate le pere e sbucciatele e tenetene da parte una che ci servirà intera. Le altre tagliatele a dadini.
 
Montate in una ciotola capiente le uova intere con lo zucchero e la vaniglia - io, come al solito, l'ho fatto con la planetaria, ma potete tranquillamente farlo con lo sbattitore elettrico.
 
Unite al composto la farina, il cacao e il lievito setacciati insieme: fatelo con una spatola con movimenti dal basso verso l’alto, per incorporare più aria possibile, ma senza che il composto si smonti. Unitene un cucchiaio alla volta, alternandola, se necessario all'olio d'oliva; altrimenti aggiungete quest'ultimo solo dopo che avrete incorporato tutta la farina.
Infine unite al composto anche le pere tagliate a dadini, amalgamando sempre con la spatola, con pochi movimenti.

Completate la superficie della torta con la pera che avete tenuto da parte. Ricavatene otto spicchi e disponeteli a raggera sulla torta.

Infornate nel forno che sarà ben caldo e cuocete per circa 50 minuti (fate molta attenzione perchè la cottura più o meno lunga può dipendere da quanto succose sono le vostre pere, quindi dopo circa 40 minuti, o quando vi sembrerà opportuno guardando la torta, fate la prova stecchino - la mia torta ha cotto in circa 1 ora).

Fate intiepidire la torta e toglietela dallo stampo. Quando si sarà del tutto fredda spolverizzatela con lo zucchero a velo.
 

Accompagnatela con un tè o servitela come dolce di fine pasto, arricchendo il piatto con un ciuffetto di panna semimontata.

venerdì 3 ottobre 2014

MANI IN PASTA! FOCACCIA DOLCE ALLE MELE CON LIEVITO

Mi piace un sacco l'autunno per la sua esplosione di colori e profumi: gli alberi si tingono di meravigliosi colori caldi, si cuociono le prime caldarroste, il forno - almeno il mio - è acceso un giorno si e l'altro pure.
Mi piace soprattutto dedicarmi alla preparazione di impasti lievitati, alle torte per la colazione e comfort food, che contribuiscono a dare quel pizzico di dolcezza alle giornate che diventano più corte e fredde.
 
Oggi è il primo venerdì di Ottobre e torna l'appuntamento con la rubrica "Mani in pasta".
 
 
Quella che vi propongo oggi è una focaccia dolce, con il lievito madre, croccante dentro, ma soffice soffice dentro. La ricetta è di Fables de Sucre e sapete come si dice: un nome una garanzia!
E' adatta alla prima colazione, alla merenda, al tè delle cinque e alla tisana prima di andare a letto.
 
Focaccia dolce alle mele con lm
dal blog fablesdesucre
 
 
per una teglia da 25 cm di diametro
 
200g di farina 0
150g di farina Manitoba
90g di pasta madre rinfrescata
180g di latte
40g di tuorlo d’uovo (2 tuorli)
70g di zucchero
10g di miele
1g di sale
35g di burro
 
per la finitura
 
2 Mele
q.b. di Zucchero semolato
q.b. di burro fuso
 
Nella ciotola della planetaria impastare le farine setacciate, il lievito madre rinfrescato, il latte, i tuorli, lo zucchero e il miele. Lasciamo andare a bassa velocità e lavoriamo fino a quando non avremo una massa omogenea e liscia. Ci vorranno circa quindici minuti.
 
A questo punto unire il burro a pomata (a circa 25°C), e in ultimo il sale.
 
Far prendere all’impasto una bella incordatura, cioè deve risultare omogeneo, liscio ed elastico.
Se impastiamo a mano, l’ordine degli ingredienti da impastare è lo stesso.
 
A questo punto, fare una bella palla, e riporla in una ciotola coperta da pellicola al caldo a lievitare. Deve triplicare, e ci vorranno almeno 8 ore.
 
questo è l'impasto che è stato ribaltato sul piano di lavoro infarinato dopo la lievitazione
 Imburrare una tortiera da 25 cm di diametro. Ribaltare l’impasto lievitato sul piano di lavoro infarinato, schiacciarlo leggermente, quindi spostatelo nella tortiera dandogli uno spessore omogeneo: deve occupare l’intero fondo della teglia.
Lasciar recuperare la lievitazione per un’altra ora e mezza circa. Quindi accendere il forno possibilmente statico impostando la temperatura a 160°.
 
Tagliare le mele sbucciate, a quadrotti abbastanza grossi di almeno due centimetri di lato. Fondere a microonde o a bagnomaria una noce di burro, e quando non è più molto caldo, spennellare la superficie della focaccia. Farcire con i quadrotti di mela spingendoli a fondo nella massa, e cospargere uniformemente tutta la superficie di zucchero semolato, senza esagerare. Infornare e cuocere per 30/35 minuti, o comunque fino a doratura.
 
 
La temperatura così bassa, serve per cercare di far caramellare il meno possibile lo zucchero in superficie. Se sappiamo che il nostro forno riscalda molto, tenere la temperatura anche più bassa. Quando cotto, sfornare, e appena possibile sformarlo dalla tortiera per farlo raffreddare su di una gratella.
 


domenica 28 settembre 2014

LA SINDROME DEL BLOGGER E TUTTO CIO' CHE BISOGNA SAPERE SUL RISO!

Giuro che mi sembra ieri che è stato svelato l'argomento della sfida di settembre del MTChallenge, il riso e le sue cotture. E invece mi sono ridotta all'ultimo giorno utile per postare la mia proposta. Eppure è già passata quasi una settimana da quando ho preparato questa crostata - ed è pure finita, tanto per dire.

E' tipico. Tipico della sindrome del blogger.
 
All'inizio ti senti completamente perso. Totalmente in balia degli eventi. Il cervello è svuotato anche del più piccolo pensiero. Non ricordi nemmeno quella ricetta che potrebbe fare al caso tuo, quella che hai fatto miliardi di volte, senza dover ricontrollare le dosi.
 
Poi, come un fulmine a ciel sereno hai un'idea: l'idea!
Te la immagini già bella impiattata, da far invidia agli chef più blasonati. Ti chiedi come hai fatto a non pensarci prima: quella ricetta è perfetta per arricchire il tuo blog di cucina e per partecipare, come in questo caso, a qualche contest.
 
Il più delle volte viene fuori il contrario. Qualcosa va storto: sbagli il procedimento, dimentichi un ingrediente, la macchinetta fotografica è scarica e non riesci nemmeno a trovare quella tovaglia che sarebbe perfetta per allestire il set.
 
Alla fine dei giochi ti ritrovi, il 90% delle volte, con la cucina a soqquadro, la lavastoviglie da caricare, il gas sporco che nemmeno un'orda di barbari ci sarebbe riuscita.. del pavimento non parliamone nemmeno. La ricetta fortunatamente - forse per qualche intervento divino - riesce sempre: la fortuna la calma è la virtù dei forti.
 
Stanco, ma felice, ti siedi al pc per scrivere il post. Ci risiamo: zero idee. Il cursore pulsa sul foglio bianco e tu lo vorresti lanciar fuori dalla finestra perché ti ricorda che devi farti venire un'idea, che non sia la solita scemenza, che del fatto che qualche settimana fa ti è arrivato il congelatore da 100 lt e tu sei felice come una bimba con un nuovo giocattolo non importa a nessuno.
 
Ci ho pensato per almeno dieci giorni, ho provato più volte a sedermi, ma a parte riportare la ricetta e il procedimento non sono riuscita ad andare oltre.
E così ho voluto raccontare il delirio che c'è stato per sfornare questa deliziosa crostata, delicata e profumatissima.

Nel post di Acquaviva sul riso e sulle sue cotture, tra:

  • la cottura per assorbimento (confusa spesso con la cottura a vapore);
  • la cottura al latte;
  • la cottura pilav;
ho scelto la seconda e devo dire che mi si è veramente aperto un mondo: grazie!
 
 

Crostata cremosa di riso

 
per il riso
 
600g di latte
150g di riso (io ho usato il Roma)
100g di zucchero
buccia di limone - preferibilmente non trattato

per la crema
 
500ml di latte
2 cucchiai di zucchero
2 cucchiai di farina (circa 40g)
2 tuorli
buccia di limone - preferibilmente non trattato

per la frolla
 
400g di farina
200g di burro freddo
200g di zucchero
1 uovo intero + 1 tuorlo
estratto naturale di vaniglia

Partiamo con il preparare il riso. Per prima cosa bisogna sbianchirlo: il riso va scottato per un minuto in acqua bollente, poi scolato e sciacquato sotto acqua fredda, quindi messo in una pentola capiente coperto con il latte bollente al quale avrete aggiunto lo zucchero e il limone (io per prelevare la buccia dal limone, già lavato, utilizzo il pelapatate, così riesco a ricavare solo la buccia, senza la parte bianca). Mettete a cuocere su fuoco dolcissimo e girate spesso. Ci vorranno circa 40-50 minuti affinché il riso assorba tutto il latte e diventerà una crema morbida e buonissima - già pronta per essere mangiata anche così com'è, servita in delle coppettine monoporzione.
 

 
Nel frattempo che il riso è in cottura possiamo preparare la frolla e la crema.
 
Per la frolla dobbiamo impastare tutti gli ingredienti insieme - potete farlo a mano, con il classico metodo della farina a fontana, oppure in planetaria come ho fatto io, con la foglia - e una volta che l'impasto si sarà raccolto in una palla lo copriamo con della pellicola per alimenti e lo poniamo in frigo a riposare.
 
Per la crema pasticcera sbattiamo, in un pentolino capiente dal bordo alto, i due tuorli con lo zucchero, aggiungiamo la farina e a filo il latte. Inseriamo la scorza di limone e portiamo a bollore mescolando continuamente, su fuoco basso. Non appena pronta, trasferite la crema in una ciotola e coprite con pellicola alimentare a contatto; lasciate freddare completamente.
 
Quando il riso sarà cotto e si sarà intiepidito - meglio se sarà freddo del tutto - aggiungiamo la crema pasticcera, che adesso sarà fredda, al composto di riso e amalgamiamo.
 
 
Otterremo un cremosissimo ripieno per farcire la nostra crostata - e vi confesso che ho avuto serie difficoltà a smettere di affondare il cucchiaino nel composto..... XD

 
Foderate uno stampo a cerchio a cerchio apribile di 24 cm di diametro con 2/3 della pasta frolla preparata precedentemente, lasciando il bordo di pasta molto alto, fino a sfiorare il bordo della teglia.


Se non abbiamo ancora terminato la lavorazione del ripieno, riponiamo, fino al momento di farcirla, la teglia in frigo affinché in cottura mantenga la forma.
Versiamo all'interno del guscio di frolla il ripieno, livellandolo con una spatola.


A questo punto abbiamo due possibilità:
- stendere la frolla restante in un disco unico, che adageremo sul ripieno a chiudere il tutto, sigillando bene i bordi;
- creare una griglia, sopra la nostra crostata, nel modo classico, o in modo più creativo.

Io ho seguito questa seconda strada e ho costruito un intreccio classico: stendendo la frolla sul tappetino di silicone infarinato ho ricavato 18 strisce di uguale larghezza con l'aiuto di un coltello a lama liscia molto affilato (cercando anche di farle più dritte possibile). Ho seguito lo schema utilizzato da Caris per la sua frangipane, di cui vi lascio il link qui. Purtroppo non avevo a portata di mano il cavalletto e non ho pensato a fare un passo passo.

L'unica differenza è che ho intrecciato le strisce di frolla posandole direttamente sul ripieno.


Con il retro della forchetta - il manico, per intenderci - rimboccate il bordo in basso, spingendolo verso le strisce parallelamente, in modo che si crei un bel bordino tutto intorno.
Cuocete in forno già caldo a 180° per 25 minuti, poi abbassate a 160° e proseguite la cottura ulteriormente, per almeno altri 30 minuti. Sfornate e lasciate raffreddare completamente. 


Conservatela in frigo, perché, benché sia cotta, il dolce contiene della crema pasticcera. 

Il guscio è croccante e profumato di vaniglia, il ripieno, cremoso e dal sentore di limone, ricordano quelle buone torte della nonna, con la crema cotta all'interno. Un gusto d'altri tempi!

 

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